Stagione Teatrale Bagno di Romagna Amamaz le disavventure di un Vitellone Romagnolo

Eventi Bagno di Romagna
  La storia
  Comune di Bagno di Romagna
  Posizione
  La città
  Il sentiero degli gnomi
    Due simpatici gnomi
    Gli gnomi di Bagno
    La sarta degli gnomi di Bagno
  Escursioni
    Centri turistici
    Riserve naturali
    Monastero di Camaldoli
    Le Balze
  Il Bosco
    Gli Animali
       Il Cervo
       Il Cinghiale
       La Volpe
       Il Lupo
       Lo scoiattolo
       Il Gallo Cedrone
       L'aquila
       Il Gufo
    La Vegetazione
  La diga Ridracoli
  Divertimenti
  Centri termali
    Hotel Euroterme
    Centro Benessere
    Benessere termale
    Hotel Terme Roseo
  Previsioni Meteo
  Gastronomia
    Sapori tipici
    Primi piatti
    Secondi piatti
    Dolci
  La Pasquella
  Eventi Bagno di Romagna
  Partner
Stagione Teatrale Bagno di Romagna

SABATO 16 FEBBRAIO 2008
AMAMAZ - LE DISAVVENTURE DI UN VITELLONE ROMAGNOLO

di Giampiero Pizzol e Angelo Savelli
con Giampiero Pizzol e Giampiero Bartolini
elementi scenici di Mirco Rocchi
regia di Angelo Savelli

Amamaz nasce dall’incontro fra il regista toscano Angelo Savelli e l’autore-attore romagnolo Giampiero Pizzol.

Mi ammazzo è la divertente storia di un suicidio mancato, o meglio che viene differito. E’ in particolare la storia del rapporto che lega un curioso personaggio maneggione alla sua terra: la Romagna, in particolare quella delle feste paesane, del ballo liscio e dei villeggianti. E del cibo: maiale, piadina, profumo di pesce sulle onde del liscio...Però anche quando tutti festeggiano c’è qualcuno chiuso in casa che soffre di solitudine.



Anche se il titolo dell’opera è in dialetto romagnolo, l’opera è in italiano, e come nei film felliniani cui il titolo si richiama si vive un clima in bilico tra allegria e nostalgia, realtà e fantasia.

Nato come teatro di appartamento è poi approdato sui palcoscenici e nelle piazze, in sale e in cortili, locali pubblici, cantine, l’opera è caratterizzata da un linguaggio vivace e frizzante.

La storia si svolge intorno ad un tavolo, anzi una tavola da pranzo, ed è qui, intorno a questo simbolo della casa, si svolge l’incontro tra due vitelloni che rievocano vicende tragicomiche. A tavole si parla, si racconta, si litiga, oltre naturalmente a mangiare e brindare.

Ed ecco Ottavio Sozzi, il vitellone mancato, il clown nero nato dall’estro di Pizzol, che si trasforma in questo testo da personaggio di cabaret in maschera teatrale.

Allo sfortunato Sozzi fa da contraltare l’igienista Forbiti, interpretato dall’attore Giampiero Bartolini, coinvolto casualmente negli avventurosi e improbabili tentativi di suicidio. Ma in realtà nessuno ha voglia di uccidersi, c’è invece una voglia di raccontare le proprie avventure con la speranza nel futuro.

I personaggi sono diversi con due diversi destini, l’unico momento di unione è quello nell’impossibile amore per la dottoressa Doris. Ma li unisce soprattutto un comicissimo dialogo ed una illusoria liberazione nelle cadenze di un ballo, che, essendo in Romagna, non poteva che essere il “Liscio”.


Site Map