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Escursioni a Bagno di Romagna
Centri turistici montani
VERGHERETO
E’ caratterizzato da una formazione marnacea molto sabbiosa, intercalata da limitati orizzonti arnacei.
Per questa sua caratteristica prende il nome di “marne di Verghereto".
I pochi km che separano Bagno di Romagna da Verghereto, vedono il paesaggio farsi via via più arido e tormentato, pur mantenendosi suggestivo.
ALFERO: AD FANUM O AD FARUM - 18 KM DA BAGNO DI ROMAGNA
Nell'Appennino Tosco Romagnolo, in una valle bagnata dalle acque dell'Alferello,
circondato da castagni e da boschi di faggi, cerrie abeti, si trova Alfero, maggiore frazione del comune di Verghereto e rinomata stazione turistica.
Il paese si sviluppò sul confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa. Rimane incerta l’origine del suo nome: potrebbe derivare da “Ad Farum" dai fuochi dei bivacchi dei pastori o da "Ad Fanum" per un tempio pagano anticamente costruito nella zona, o dall'idronimo Alferello.
A due km da Alfero, su uno sperone a strapiombo sul torrente alferello sorge Castel D'Alfero. La dominazione fiorentina gli ha imposto elementi strutturali insoliti e unici in nessun altro luogo della Romagna.
MERCATO SARACENO
E’ un centro di origine medioevale, posto ai margini di una grande rupe che degrada ripida verso il letto del fiume.
Il territorio del comune è principalmente collinare raggiungendo il suo punto più alto in prossimità del Monte Aquilone e del confine con le Marche.
A partire dal fondo valle, sui due lati dello spartiacque, l'aspetto della collina si fa sempre più aspro, soprattutto sul lato destro, caratterizzato com'è da numerosi calanchi, alcuni veramente impressionanti come quelli delle zone di Serra e Piedimonte.
SARSINA - 22 KM DA BAGNO DI ROMAGNA VIA CESENA
Sarsina si estende su una superficie, quasi interamente collinare, compresa tra la medie vallate del Borello, del Savio e lungo il corso del torrente Para.
E' una città di origine antichissima, fondata da popolazione di origine umbra tra il VI e il IV secolo a.C. Già nel III secolo a.C. Sarsina era alla guida di un grande stato che comprendeva alcune vallate romagnole e l'alto Tevere. Nel 250 a.C. vi nacque Tito Maccio Plauto, un grande commediografo latino di cui restano 21 commedie ancora oggi molto attuali.
La mure sono state costruite in età repubblicana, come pure alcuni mausole da parte dei notabili della città, che divenne un grande emporio frequentato da levantini che costruirono i loro santuari.
Alla fine del III secolo e all'inizio del IV secolo è vissuto San Vicinio, il primo vescovo e Santo Patrono della città, la cui fama di esorcista si è mantenuta fino ai giorni nostri.
Decaduta con il crollo dell'impero romano e pur passando da un dominio all'altro (gli Ordelaffi, i Malatesta, i Veneziani) riuscì a conservare parte della propria importanza per il fatto di essere sede vescovile. Fino al 1859 fece parte dello Stato Pontificio e successivamente del nuovo Regno d'Italia. Nel 1944 subì una feroce rappresaglia nazista, che procurò molti morti e feriti, con l'incendio di numerose abitazioni private e di edifici pubblici.
La presenza del grande Museo Archeologico Nazionale, Il Mausoleo di Obulacco, il monumento a Plauto, il museo Diocesano di arte sacra e la Basilica di San Vicinio, dove è conservato il collare utilizzato tutt'ora per esorcizzare gli indemoniati.
Il suo capoluogo e' tenacemente aggrappato, su una collina di sedimenti fluviali, che dominano la media valle. Sebbene tutti i comuni della vallata, vantino una storia antica e un patrimonio artistico e culturale notevole, quello di Sarsina e' particolarmente rilevante.
Il punto più alto del suo territorio e' il monte Rocchetta mentre la zona più pregiata dal punto di vista ambientale e' quella a nord-ovest del capoluogo; l'ambiente incontaminato, gli insediamenti abitati pressoché inesistenti ne fanno l'ideale per compiere escursioni a piedi o in mountainbike.
La peculiarità geofisica più rilevante del comune sono le imponenti marmitte del gigante (cavità intercomunicanti tra di loro), situate nel basso corso del fosso Mulinello, facilmente raggiungibili dal capoluogo. Più a sud, verso l'Appennino la valle si restringe e appare il lago di Quarto, alimentato oltre che dal Savio anche dal torrente Para. Qui convergono i confini dei comuni di Bagno di Romagna e di Verghereto con quelli di Sarsina.
S. SOFIA - 16 KM DA BAGNO DI ROMAGNA
Santa Sofia si raggiunge risalendo la Valle del Bidente, da Forlì verso Firenze, proprio dove la Romagna si trasforma in Toscana.
Il paese si specchia sul fiume, circondato da campi e boschi proprio al centro delle valli Bidenti di Corniolo, Ridracoli e Pietrapazza.
La città merita una visita per il suo bellissimo Oratorio della Confraternita dove si può ammirare un crocifisso ligneo del quattrocento. Il Palazzo Giorgi ha invece una struttura settecentesca che si affaccia (sul retro) su un giardino, chiamato Parco della Resistenza, ricco di numerose specie arboree. Una visita la merita anche la chiesa parrocchiale di S. Lucia.
SANSEPOLCRO – 40 KM DA BAGNO DI ROMAGNA
Sansepolcro è una cittadina sviluppatasi intorno ad una grande abbazia benedettina che ha mantenuto inalterato il suo assetto urbanistico medioevale. Con il passare del tempo si è arricchita di prestigiosi monumenti in stile rinascimentale e barocco.
E la città che ha dato i Natali a Piero della Francesca, e nel suo Museo Civico conserva numerose opere del maestro come “La Resurrezione”, complessa e simbolica, il “Polittico della Misericordia”, San Giuliano e San Ludovico.
Nella Cattedrale di notevole interesse è il "Volto Santo", crocifisso ligneo di epoca carolingia. La sede del Comune è nell’antico Palazzo delle Laudi (sec. XVI), di forme manieristiche.
Altre testimonianze artistiche della città sono la Chiesa di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa di San Francesco (sec. XIII). Nella Chiesa di San Lorenzo si trova una tavola del Rosso Fiorentino raffigurante la Deposizione.
Infine anima del centro storico è la piazza Torre di Berta, nella quale ogni seconda domenica di settembre si svolge il tradizionale Palio della Balestra. Tutti i costumi indossati dai figuranti sono ispirati ai dipinti di Piero della Francesca
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